Paolo Avanzi

"Paolo Avanzi è un artista che si caratterizza per uno stile improntato ad una scomposizione dell’immagine in una serie di tasselli, così che la figura risulta percepita come attraverso una serie di specchi.
Le opere dell’artista possono quindi essere definite come il risultato di un gioco di composizioni e ricomposizioni dell’immagine. (Continua su nota critica....)

Nota biografica

Paolo Avanzi è nato a Rosolina (Rovigo) nel 1958. Vive e
lavora Bresso (Milano).
Laureato in Psicologia. Approda alle arte figurative, dopo esperienze in ambiti
diversificati, dallo studio del pianoforte alla scrittura di racconti e
romanzi.
Tra le innumerevoli personali citiamo quelle presso Galleria Arte Capital di
Brescia, Museo U. Mastroianni di Marino, Pinacoteca comunale di S. Michele
Salentino, Galleria Emmediarte di Milano e Galleria Centro Arte Moderna di
Pisa.
Dopo una serie di sperimentazioni in ambito informale con vari
materiali si indirizza verso un figurativo caratterizzato da deformazione e
frammentazione dei soggetti rappresentati, che sono percepiti come attraverso
specchi deformanti.
Nel 2007 partecipa alle Fiere d’arte internazionali di Miami.
New York e Seoul. Negli anni successivi consolida la propria esperienza nelle
maggiori fiere d’arte nazionali (Padova, Bergamo, Genova ecc.).

Nota critica

Il termine
“s-composizione” riassume appunto questa dialettica fra una tensione
distruttiva, tesa alla frammentazione, e una forza unificatrice tesa invece
alla ricostituzione della fisionomia unitaria del concetto rappresentato.
Nel processo
elaborativo Avanzi si avvale di tecniche di grafica digitale. Ma, è soprattutto
a livello mentale che avviene la definizione del processo che conduce alla
scomposizione dell’immagine. Le singole tessere rimandano poi ad una meticolosa
calibratura delle sfumature cromatiche della materia (olio o acrilico) sulla
tela per rendere in modo intellegibile, agli occhi dell’osservatore, la
progressiva deformazione della figura.
Questo processo di
composizione e ricomposizione crea nell’osservatore un primo senso di
disorientamento che viene superato “prendendo le distanze” dall’opera. Solo
infatti osservando la figura rappresentata dalla giusta distanza, è possibile
superare la logica della frammentazione e cogliere il senso di unitarietà che
collega le varie tessere ad un corpo unico.
Ed è anche questo
il processo elaborativo che segue l’autore teso, da un lato a riportare sulla
tela con estrema minuzia i singoli dettagli (che si sviluppano con geometrica
progressione), dall’altro a doversene distaccare, fisicamente e mentalmente,
per rintracciare quel fil rouge che rende identificabile il soggetto. "
MonnaLisa Salvati. Critico d'arte.