Come nascono i miei lavori

Fase 1

Da un’idea, un’emozione, o sensazione scaturita nella ricerca in me stesso, dapprima disegno uno schizzo su un quaderno, dove appunto e segno l’impronta iniziale dell’opera, che potrà essere anche diversa dall’opera finale, perché emozioni e sensazioni nel momento in cui eseguo il mio pensiero si differenziano dalle emozioni e sensazioni originarie, questo anche per lasciare libero sfogo all’artista, alla sua creatività e gesto pittorico, senza mai perdere di vista il mio obiettivo.

Il fatto che le mie opere nascano da una lunga meditazione e ricerca, sia nei materiali, sia in me stesso, non significa che l’opera sia frutto di sola e costante lucidità e premeditazione ma lascio libero sfogo alla creatività e sensazione del momento, che è quello di imprimere sulla tela il pensiero scaturito da giorni di studio e preparazione. Ovviamente nel corso della costruzione del mio lavoro, lascio alla mia mano-mente il compito di segnare e costruire il tutto. Sono convinto che un’opera d’arte, per definirsi tale, sia, e deve essere catartica.  Non cerco denaro, non cerco fama, cerco semplicemente me stesso.

La fine del mio lavoro, è decretato dal mio sincero e scrupoloso giudizio, senza prendermi in giro, valuta dopo attenta ricognizione sull’intera opera se il lavoro è soddisfacente oppure no, che raramente mi soddisfa, proprio perché la ricerca e sperimentazione, mi portano a esigere da me stesso una severità morale e intellettuale, tale da non accettare nessun compromesso. A volte l’opera può terminare in poche ore, mentre in altre situazioni, possono passare anche settimane. Dal punto di vista tecnico i miei lavori esigono una lunga preparazione, come la lavorazione dei legni e la costruzione di strutture in cartapesta, da qui nasce la difficoltà nel rimanere sempre attenti e concentrati sull’obiettivo finale. 

Luigi Profeta