Kleber Ghinassi

Quando la fantasia diventa realtà e la realtà diventa fantasia, l’arte si fa donna e l’uomo si fa creatore.
Quello di Ghinassi lo si potrebbe definire un dipingere “hyper impressionista” dove l’impressione o meglio, l’espressione, prende il sopravvento. (continua su Nota critica...)

Nota biografica

Kleber Ghinassi nasce a Ravenna il 9 novembre del 1971.
Fin dalla scuola elementare Kleber disegna con passione. Passione per l’arte, che lo accompagna e lo assiste nei concorsi organizzati dalla scuola, in cui arriva sempre tra i primi classificati.
Data la sua naturale propensione, la madre lo incoraggia a intraprendere studi artistici, ma indirizzato dal padre a seguire la propria professione, Kleber si diplomerà in odontoiatria.
Dopo un periodo in cui, per dinamiche personali, tralascia il suo naturale talento, l’arte torna a bussare alla sua porta con fare concitato e con un forte spirito di richiamo. Così, seppur sempre a livello amatoriale, Kleber affascinato dal surrealismo di Amedeo Marco De Santis, torna a dipingere con passione paesaggi sospesi nel tempo passando, in un secondo momento, dall’astrattismo al figurativo.
La forza dinamica che scaturisce dalle sue tele, è proprio il suo ecclettismo.
Poiché l’arte non ha confini, Kleber cerca e sperimenta, arrivando a dipingere volti struggenti dove chi guarda, si sente osservato. Dalle sue opere, infatti, si cela la sofferenza dietro la quale si sincera tutto il suo animo sensibile. L’arte, non a caso, è per l’artista uno sfogo e una ricerca interiore, dove il limite è solo la mente. Nella fantasia e nell’immaginazione sono infatti racchiusi gli ingredienti segreti, che dalla testa, trasmettono le informazioni alla mano, unica e vera portavoce dell’artista.

Attualmente Kleber Ghinassi lavora e vive in provincia di Ravennacon la moglie.

Nota critica

(...da sommario) E’ un impressione ultra realistica, dove pennellate forti e decise, sono ampiamente contrastate da colori caldi e scuri.
Sono ritratti, quelli dell’artista, che escono prepotentemente dalla tela e costringono il fruitore, come in un gioco simpatetico, a sentirsi osservato e a osservare, al medesimo tempo, l’oggetto raffigurato. Un diderottiano confine, dove però, l’immaginaria linea tra finzione e realtà, se da una parte decade, dall’altra non fa fallire la fruizione estetica, che confonde e crea piuttosto, una forte complicità, tra ospite e invitato.
E’ dunque impossibile, osservando le sue tele, non provare forti emozioni. Sguardi che arrivano fin dentro l’anima e raccontano l’ineluttabile precarietà dell’essere umano, che solo contro tutto, combatte la sua effimera esistenza.
Massimo Chisari