Enzo Malazzi

E’ il senso della memoria a guidare l’opera di Malazzi. Una ricerca di ombre, luci e colori che guida il suo subconscio, il suo stato irrazionale, verso intime rievocazioni. Sensazioni e frammenti di ricordi appaiono fantasiosi all’interno della sua opera. (continua su Nota critica...)

Nota biografica

Enzo Malazzi nasce il 05 luglio del 1951 a Milano, nella stessa casa dove nacquero suo padre e suo nonno.
Dopo aver studiato elettronica industriale e aver fatto diversi master in automazione e robotica, Enzo Malazzi inizia la propria carriera nel campo dell'automazione industriale.
Amante dell’arte fin da ragazzo, determinato a seguire la propria vena artistica, Malazzi frequenta l'Istituto Superiore d'Arte del Castello Sforzesco. Sorprendente allievo dei maestri Timoncini, Reggiani e Grigioni, ottiene il suo diploma d’arte a metà degli anni '80.
Matita, inchiostro e china, assieme ad un’attenta osservazione, sono i suoi primi strumenti di lavoro. Lavoro che, in modo del tutto spontaneo, lo portano a eseguire composizioni astratte al fine di soddisfare una ricerca interiore, non rappresentabile in modo figurativo. E’ tuttavia l’iperrealismo, che lascia tracce indelebili nel cuore dell’artista milanese.
Influenzato da grandi artisti come Arnaldo Pomodoro, Francis Bacon, Vespignani ,  Scanavino.  Malazzi cerca di esprimere tutto il disagio che la nostra società, sontuosa e drammatica, sincera nel suo animo.
L’artista, nell’esprimersi, fa sovente uso della grafica digitale, all’interno di uno stile che prede il nome di “informale digitalizzato”. Non di rado, però, abbandona tale tecnica, per tornare all’utilizzo della penna  e all’estremo iperrealismo.
Alla continua ricerca di se stesso e di una sempre maggior padronanza tecnica, poiché, a detta dell’artista stesso, “la presenza di compromessi distorce l'opera e genera una deriva artistica”, Enzo Malazzi cerca costantemente di seguire il proprio impulso costruttivo, creando e componendo, senza troppi compromessi.

Attualmente Enzo Malazzi vive e lavora a Milano.

Nota critica

(...da sommario) E’ dunque l’immaginazione, quello stato catartico della mente, che riconosce la virtù creativa di un eroico furore, a governare e a pilotare l’espressione e l’espressività malazziana.
Non c’ è compiacenza né edulcorata moda nella sua opera. C’è un impeto creativo congiungente ciò che la natura ha separato e separante ciò che la natura ha congiunto. Un lavoro, quello del pittore milanese, che è innanzitutto un’esperienza interpretativa dell’oggi dal punto di vista simbolico. 
La creazione di Malazzi parte dall’ assoluta padronanza della tecnica grafica. Sorgente delle sue tele è  innanzitutto l'ambiente. Particolari fotografici, radiografati o provenienti da microscopio, vengono destrutturati e ricomposti secondo un estro coraggioso, nell’intento di (ri)costruire una realtà “oltre” il drammatico quotidiano. 
In questo processo di rigenerazione, le fotografie spesso non si bastano e Malazzi arriva a mischiarle con la materia dell’esperienza, sia tecnologica, che primitiva. Chip, fili, piastre e ossa, intrecciate alla grafica, palesano nella volontà dell’artista, un futuro possibile. Non spaventi, però, la fredda miscellanea di tecnica e simboli di vita e morte, che nell’opera di Malazzi ruggisce come una sorta di “memento mori”.
Seppur cruda, a volte drammatica, la sua poetica riesce anche ad essere rassicurante nei colori, qualità stilistica che l'artista originario del popolare quartiere Isola di Milano, sa impugnare con una tavolozza completa e così, nelle tele, accanto all’acciaio invernale dei neri e dei grigi, le opere altre volte si vestono di un azzurro primaverile, di un ruggine caldo autunnale e di un destante rosso squillante.