Donatella Sarchini

Se fotografare significa cogliere quell’intimo connubio, tra ciò che c’è da vedere e tra ciò che resta da vedere, ecco che Donatella Sarchini, in un modo perfettamente sapiente, che ha quasi dell’onirico, fonda la propria produzione su attenti e mirati punti focali, capaci di creare un simmetrico equilibrio di attrazione, tra ciò che viene osservato dal fruitore e l’osservatore stesso. (continua su Nota critica...)

Nota biografica:

Donatella Sarchini nasce a Milano il 10 settembre del 1956.

Di origini umbre, Donatella ottiene il suo diploma presso il liceo scientifico Luigi Cremona, frequentando, successivamente, la facoltà di fisica cibernetica presso l’Università Statale di Milano.

La sua ampia sensibilità, fin da bambina, porta Donatella ad avere una spiccata propensione verso le discipline umanistiche. Un amore, quello per l’arte e la letteratura, che da subito, stravolge la sua vita.

Già durante le scuole elementari, infatti, dimostra un’innata passione per il disegno “Ho sempre disegnato ovunque – spiega l’artista - e quando non avevo fogli a disposizione, usavo gli spazi bianchi sulle pagine delle riviste che leggeva mia madre. Alle elementari – continua Donatella Sarchini - disegnavo di nascosto durante le lezioni, collezionando note sul quaderno, perché non stavo attenta”.

Disegnare e dipingere, pensandoci bene, significa narrare, raccontare le proprie emozioni, trasferendole su di un supporto concreto, qualunque esso sia. Ecco, dunque, che questo raccontare, questa esigenza di vivere e di far vivere mondi lontani come fossero vicini, porta la Sarchini, già in età fanciullesca, a inventare storie e fiabe intrattenendo, con grande diletto, i suoi compagni di classe.

All’età di 11 anni, dopo una lunga influenza, che la costrinse più di un mese a letto, Donatella Sarchini, rimasta affascinata da un romanzo di Robert Musil, “L’uomo senza qualità”, come per incanto e delizia, capì che quella sarebbe stata la sua strada; intraprendere un sentiero letterario, che un giorno le avrebbe permesso di scrivere un suo libro.

Gli anni passano, ma i sogni e le passioni, come fossero una fiamma, che pur traballando non si spegne, restano vivi e ben accesi. Così Donatella, all’età di 16 anni, si cimenta nella stesura del suo primo libro. Libro, che purtroppo, l’anno seguente scelse di bruciare. Disillusa momentaneamente dalla scrittura, non tralasciò però il disegno, che anzi portò avanti, probabilmente grazie all’esempio della madre, che dipingeva con bravura, con estrema passione e bravura.

Acquarelli, tempere e pastelli furono solo alcuni dei suoi compagni, che caratterizzano la sua fase artistica adolescenziale. E dopo una seconda fase di sperimentazione attraverso l’utilizzo di colori ad olio e acrilici, Donatella, intorno ai vent’anni, scopre la magia della fotografia. Immagini in bianco e nero accompagnano questo suo nuovo percorso di sperimentazione, che termina, ma non finisce e vira, invece sulla fotografia a colori. Nel 2004, infatti, grazie all’avvento del digitale, l’artista scopre un inaspettato nuovo orizzonte espressivo: l’elaborazione grafica a computer delle sue fotografie digitali.

Donatella Sarchini, attualmente, lavora e vive a Milano assieme a suo marito Massimo

Nota critica

(...da sommario) Una linea paritetica, intima e coinvolgente, che crea un dialogo tra le parti. Guidare e non proiettare, è l’inclita essenza della sua produzione artistica. Un onirico viaggio, attraverso un mondo ideale, dove la realtà si confonde con il sogno e dove il sogno diventa realtà futuribile e non mero desiderio.

L’arte non ha dunque confini e raggiunge spazi atemporali, simbolici e comunicativi. Il pennello perde la sua fisicità materica, per trasformarsi in un astratto o meglio, virtuale mezzo espressivo.

I colori, sempre accesi, saturi e contrastati, prendono nuova vita e si tingono di accese nuove sfumature come all’alba un oceano di fuoco. Forme e linee di colore pervadono i suoi quadri mentre sagome surreali, fatte di ombre o di colori, appaiono sapientemente nel chiudere estroversi percorsi “materico digitali.”

Si respira dunque aria fresca, guardando le sue opere. Un vento impetuoso che non lascia dubbi né vie di scampo all’osservatore, che intimamente, naviga il suo orizzonte comunicativo.

Lasciarsi trasportare è l’unico viaggio possibile. Non per arrendevolezza, ma più per necessità. La sua opera, infatti, diviene un forte spunto di riflessione, un’onirica visione, del mondo ideale dell’artista.
Massimo Chisari