Bruno Cavestro

L’arte di Bruno Cavestro è la messa in scena di una sensibilità spiccata, protesa verso la domanda grande dell’esistere e permeata dalle emozioni, che di volta in volta, scaturiscono dalla tela disegnata. Il suo universo è fatto da uno sfondo di colori, una nebbia propositiva che comunque lascia sempre sfuggire nell’osservatore l’accenno di una risposta. (continua su Nota critica...)

Nota biografica

Bruno Cavestro nasce in Belgio, ad Ougrée, nel 1970.
Fin da piccolo si appassiona al disegno. “Il ricordo di mio padre” – spiega l’artista – “che frequentò un corso di pittura a Brera, mi rese famigliare i materiali artistici con i quali lavorava, tanto da indurmi a sperimentarli autonomamente”.
Dopo essersi diplomato in grafica pubblicitaria, Bruno frequenta la scuola del Fumetto di Milano e, all’età di 24anni, comincia a dipingere ad olio. La sua è una scuola da autodidatta, che influenzata da grandi maestri come Rembrandt, Velasquez e Vermeer, lo portò ad un’attenta ricerca e studio tecnico.
Non a caso, il primo Bruno, l’artista giovanile, è un pittore dalla tecnica molto audace, sensibile e realistica. Sorprendenti chiaro scuri coccolano i visi e i corpi dei suoi soggetti invitando lo spettatore ad usare il tatto più che la vista.
La sua ricerca attuale, si può dire, ha avuto inizio con un incontro fortuito con un pittore giapponese, Kazuo Kimura, in visita a Milano per inaugurare una sua mostra personale. Questi, spiega Bruno, fece una dimostrazione pittorica chiamata Hokuga Sumie. Tecnica che lo affascinò a tal punto, tanto da fargli maturare il desiderio di uno stile espressivo più libero e personale.
Da questo momento in poi, infatti, Bruno Cavestro viene orientato verso il tachismo, la pittura gestuale e l'arte calligrafica giapponese. La sua diviene dunque una sintesi tra queste varie espressioni e un suo stile personale, capace di divenire un ponte tra la sensibilità orientale e la razionalità occidentale.
Attualmente Bruno Cavestro vive a Cormano assieme alla sua famiglia e lavora a Bresso dove da poco ha aperto il suo studio, nel quale dà libero sfogo alla sua arte.

Nota critica

(...da sommario) Il suo dipingere diviene un modo di mettersi in discussione ogni volta che crea. La sua arte, infatti, è la creazione di immagini, che racchiudono immagini sottostanti. Celate, nascoste all’occhio del fruitore, che solo attentamente e con sensibile spirito d’osservazione, può giungere alla fugace verità. Una verità pirandelliana, dove “uno, nessuno e centomila”, sono i misteri e le maschere di una società, che senza troppe remore si nasconde, si cela e falsa riappare, agli occhi di chi guarda.
La mano di Cavestro, non a caso, è capace di rappresentare pienamente lo sfondo dell’esistenza, quella sottile indeterminatezza che sta dietro al banale del mondo conosciuto. 
Le sue tele sanno compiere un percorso di profonda esplorazione dell’esistenza, che nasce dalla volontà assoluta di fare domande e non accontentarsi della realtà così come ci viene proposta.
Lo sfondo dell’arte di Cavestro è un orizzonte confuso, che potrebbe essere la nota dominante, l’espressione della sua inquietudine se esso non fosse anche sempre rappresentato da toni morbidi e caldi, da cui sgorga prepotente la sagoma di una risposta pur appena accennata.
La sua è una "provocatoria" provocazione, che cerca e sperimenta un stile in continua evoluzione; una continua ricerca a delle risposte tramite un’arte che fa parte del suo bisogno di mistero, utilizzato dall’artista al fine di aprirsi varchi verso qualcosa di nuovo e inaspettato.
Ecco, in questo senso, ogni opera dell’artista pare essere espressione di un circolo compiuto, perfettamente spiegato, anche se non del tutto risolto.

Massimo Chisari